Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/77

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SECONDO - ELETTRA

ingigantita      nel travaglio marino.
410Subitamente      gli apparisce supino,
a mezzo il colle,      nel sangue che invermiglia
tutto il pianoro.      È caduto così
l’alfiere, primo      all’assalto. Garrisce
dopo lo schianto      la bandiera investita,
415come da un vento      d’ira, dal grande spiro:
e sul torace      come sur un macigno
fanti e cavalli      s’azzuffano in prodigi
di furia, e tutta      la virtù dell’estinto
ecco risorge      viva in un cuore vivo,
420ed è il torace      dell’eroe come un plinto
alla grandezza      d’un altro eroe. “Così
dunque volete      morire?„ Un leonino
fremito scuote      il Dittatore. Ei mira
sé nel gigante      biondo che gli somiglia,
425nel marinaio      ligure che morì
com’ei vorrebbe.      Cupo aggrotta le ciglia;
con gli occhi fissi      interroga il Destino.

XIV.
E DALLA morte      sorge l’ombra di Roma.
Come il pastore      dell’Agro spaventoso
430nel ferin sangue      porta germe nascosto
d’antica febbre      che sùbita riscoppia [L’ombra di Roma]
mentre di sotto      l’arco dell’acquedotto


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