Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/79

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SECONDO - ELETTRA

e di rugiada      nell’alba si coprì.
Vi colse il fiore      dell’asfodelo; misti
alle fresche orme      vi rinvenne i vestigi
460dei Fabii; v’ebbe      a ginocchio il nemico;
vi fu calpesto      dai suoi nello scompiglio,
dai cavalieri      suoi fuggiaschi, ferito
dall’unghie dure,      di polve e sangue intriso,
tremenda impronta,      quando del cuore invitto
465impedimento      al terrore improvviso
ei fece solo      e là, prono, col viso
nella carraia,      baciò la madre, vivo
oltre la morte,      e nel fragor sinistro
l’urlo supremo      della sua Lupa udì.

XVI.
470O VERITÀ      cinta di quercia, quando
canterai tu      per i figli d’Italia,
quando per tutti      gli uomini canterai
tu questo canto?      L’umano alito mai
più grandemente      magnificò la carne
475misera; mai      con émpito più grande [Le trasfigurazioni]
l’anima pura      vinse il carcame ignavo.
L’onta dell’uomo,      il corpo che si lagna
e trema, che ha      sonno, che ha sete fame
paura, che ha      orrore del suo sangue
480e delle sue      viscere, che si salva,


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