Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/39

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
TERZO - ALCIONE



L’OPERE E I GIORNI.

O SPOSO della Terra venerando,
è bello a sera noverare l’opre
della domane e misurar nel cuore
meditabondo la durabil forza.
5Veglio, la tua parola su me piove
candida come il fior del melo allora
che già comincia ad allegare il frutto.
Parlami, e dimmi quali sieno l’opre.
“Di questo mese m’apparecchio l’aia.
10La mondo e sarchiellata lievemente
la concio con la pula e con la morchia
sicché difenda la biada da topi
e da formiche e d’altra genta infesta.
E poi la piano con la pietra tonda,
15o con legno; o pur suvvi spargo l’acqua
e suvvi metto le mie bestie, e bene
co’ piedi lor la faccio rassodare;
e poi si secca al sole„ il veglio dice.
E sta su la sua soglia rinnovata
20di quella pietra ch’è detta serena
(nasce del Monte Céceri in gran copia)
schietta pietra, pendente nell’azzurro
alquanto, di color d’acqua piovana
ove cotta la foglia sia del glastro.


- 29 -