Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/52

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DELLE LAUDI - LIBRO

gemere udì l’Acqua Marcia
che abbevera l’Urbe affocata.
Si mosse di là fra le tombe
e i lauri, fra la Morte che guata
130e la Gloria che perde le frondi,
ai colli d’Alba giocondi.
Lasciò dietro sé le molli ombre;
più non vide la lunga catena
rosseggiar degli acquedutti;
135non vide la fresca Preneste;
sdegnò di Tuscolo i frutti,
d’Aricia la selva serena;
s’affrettò alla spiaggia tirrena
ove dura fervente
140la bava delle tempeste,
alle reggie di Circe funeste
ove urtò d’Odisseo la carena.
Anelante al deserto di luce
ove fuma vapor che avvelena
145e rapisce gli spirti errabondi,
scoperse la candida rupe
onde Anxur pendente
nella truce canicola incombe
allo stagno mortifero e al Mare.