Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/145

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notturno 133

rare il respiro della mia Roma segreto, dopo tanti anni di lontananza, dopo tante stagioni di desiderio e di rimpianto.

Su per la via di Santa Sabina, sostavo a tratti, sotto il carico della mia vita cresciuto di là dalle mie forze. L’ombra era come il velo che ricopre la polpa vietata della bellezza. Si sollevava per me temente di toccarla. Ogni passo m’accostava alla mia felicità straziante. I cinque anni perduti in terra lontana mi pesavano su l’anima, mi dolevano nel cuore; ma il mio rammarico pareva aumentare senza limite la mìa potenza di possesso.

La via deserta m’apparteneva. Ero signore del colle. Non alzavo gli occhi al cielo per non disperdere il mio amore dì quaggivi. Non volevo conoscere della notte se non quel lembo che era la veste cupa dì Roma, la veste senza stelle.

Ma, come entrai nel breve spiazzo