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notturno 191

se le avessi fatto le travature con le mie ossa, come se l’avessi scialbata col mio pallore.

Non c’è nessuno in cima alla scala. Comprendo. Quel silenzio è pietà e pudore. La sventura è su la seconda soglia, e sola mi accompagna per mano.

La prima stanza è deserta. La felicità d’una volta non vi lasciò se non coltelli affilati per dilaniarmi.

La seconda stanza è deserta. Ci sono i libri della mia puerizia e della mia adolescenza. C’è il leggio musicale del mio fratello emigrato. C’è il ritratto di mio padre fanciullo col cardellino posato su l’indice teso.

Ho vissuto tant’anni nella dimenticanza di queste cose; e queste cose possono rivivere così terribilmente in me?

Nella terza stanza c’è il mio letto bianco; c’è il vecchio armadio dipinto, con i suoi specchi appannati e maculati; c’è l’inginocchiatoio di