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notturno 199

rità senese. Così parlava Santa Caterina giovinetta quando coltivava il suo giardino.

Un’ape le ha lasciato in bocca il miele votivo.

Per la sua bocca i sonetti della Vita nuova mi toccano a dentro come quando, a sedici anni, li leggevo lungo l’argine dell’Affrico erboso, verso il tempo del Resurressi.

E stando io con amarissima pena «come coloro che non si possono muovere», apparvero anche a me certi visi di donne scapigliate che mi dicevano: «La tua giovinezza è morta!»

E anche, dopo queste donne, m’apparvero certi visi diversi e orribili a vedere, i quali mi diceano: «Tu se’ morto».

Avendo una bella voce, la cara creatura è sensibile alle voci beile.

Mi dice quale più ama tra quelle dei nostri familiari. Ne parla come del sapore che hanno le acque delle fontane diverse.