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notturno 207

Ilaria nella tomba di Lucca. Questa luce somiglia quella della vetrata che laggiù nel duomo toscano illumina la statua giacente.

Questo tono musicale della stanchezza riconduce ai miei piedi congiunti l’amore del più bello fra i miei giovani levrieri.

Cedo lentissimamente al sonno, e so che potrei non più risvegliarmi.

Le mani pietose mi ricoprono d’un lenzuolo fresco che dà la visione del bianco al mio occhio cieco.

Sono sfuggito alla notte.

L’anima triste sembra candidata, come direbbe il Mistico.

Il mio sonno non è più un fiammeggiamento di fantasmi formidabili, ma è un chiarore queto ed uguale.

L’infermiera ha detto: «La facciata della casa è già tutta vestita di verde come Ornella».

Il muro si dissolve senza polvere, e le piccole foglie nuove tremano quasi sul mio volto. Il mio fiato le muove.