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242 notturno


Lo stridore del ganghero rugginoso romperebbe la musica che m’incanta.



Nell’insonnio il preludio di Alessandro Scriàbine mi passa e ripassa su la fronte che mi sembra leggiera e trasparente come una visiera di vetro in un elmo di ferro.

Tutto il capo mi pesa profondato nel guanciale.

Ho quell’armatura del capo che i fanti chiamavano cervelliera. Ma la fronte è di vetro, piena d’incrinature e di bolle, calda come una coppa soffiata di recente dal vetraio.

È la sola parte lievemente luminosa del mio corpo insonne, di sopra la benda.

il preludio di Scriàbine è di colore cupo, violaceo, simile a una stoffa marezzata che si divincoli al vento della sera.