Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/257

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notturno 245


[ALEXANDER SKRJABIN.]«Eravamo là, cinquanta fanciulli,
cinquanta eredi del folle volo,
i figli d’Icaro e delle Sirene,
i nepoti di Dedalo dal Labirinto.
Generati negli antri glauchi
del Mare icario,
nel gineceo marino
delle cantatrici profonde,
dalla voluttà dell’eroe pennuto
converso in demone d’abisso.

Fuor del purpureo gorgo
eravam noi emersi all’aurora,
su Torio dell’isola scabra,
in un circo di rupi deserto.
Scossa la salsedine dalle penne,
le asciugavamo al meriggio,
dispiegandole a prova,
con alzate le braccia,
verso il cielo ceruleo
come la mammella materna.