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274 notturno

rena, un vero compagno d’Ulisse, con un viso che par modellato dal vento di fortuna.

Presso di lui stanno i telegrafi di macchina coi cristalli rischiarati: Mezza forza! Tutta forza! Adagio! Ferma!

Il portavoce trasmette il comando alle macchine.

«Quattro, tre, zero!»

Andiamo a ventitre miglia. Il fervore della grande scìa riluce sotto i fanaletti di poppa.

«A dritta un po’!»

L’ufficiale di rotta è curvo su la carta fermata da pesi di piombo foderati di tela, intentissimo a misurare, a calcolare, col rapportatore, con la parallela, col compasso, con la gomma, nella luce violetta della lampadina coperchiata.

Una grande stella filante traversa il cielo d’agosto e si spegne all’altezza della Capeila.

L’impazienza mi morde li cuore.