Pagina:D'Annunzio - Notturno.djvu/337

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notturno 325


La fiamma fustigata si ritorce. Le folate del vento rovesciano il fumo su i battitori. Il riverbero sempre piiì forte arsiccia i cigli i sopraccigli le barbe le vesti. La gola si dissecca, gli occhi lacrimano.

Aiuta aiuta!

Il controfuoco avanza. Il nemico s’approssima. S’ingialla e s’arrossa a volta a volta. Si frange in miriadi; si ricompone; si dissolve; si disgrega. Stroscia, stride, crocchia, cigola, sibila, schianta.

Aiuta aiuta!

Da quali viscere sorge questo urlo di dolore e di terrore, che mi spacca l’anima?

Non è più la voce dell’elemento. È la voce della creatura.

Prese tra il fuoco e il controfuoco le bestie impazzate cercano lo scampo.

Il fuoco le incalza, il controfuoco le serra.

Accecate dal barbaglio còzzano i