Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/11

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cappello. Qui invece, ogni uomo che facesse il mestier dell’arme a piede, o a cavallo, poteva vestirsi, armarsi ed adornarsi come più gli piacesse; onde nasceva fra questa turba una mirabile varietà e vaghezza nelle fogge, ne’ colori e nel portamento, dal quale si poteva facilmente conoscere a qual nazione appartenesse ogni individuo. Gli Spagnuoli per lo più serii, immobili, atteggiati da bravacci, ed avvolti (e com’essi dicono embozados) nella cappa nazionale, dalla quale si vedeva uscir per di sotto la lunga e sottil lama di Toledo; gl’Italiani loquaci e pronti al gestire, in sajo od in farsetto colla daga pistolese appesa dietro le reni.

Al sonare della campana era cessato il susurro, e scomparendo la maggior parte de’ cappelli, le teste eran rimaste scoperte, perchè in quel tempo anche i soldati credevano in Dio, e talvolta lo pregavano. Dopo piccola pausa tornarono a luogo i cappelli, ricominciò il bisbiglio, e benchè quella turba presa insieme avesse al primo aspetto un non so che di gajo e di vivace, si poteva tuttavia facilmente avvedersi, girando fra i diversi crocchi, esservi un motivo comune di tristezza e di scoramento, al quale erano volte le menti e le parole di tutti. Infatti il motivo era vero e possente. La fame cominciava a farsi sentire fra i soldati, e anche fra gli abitanti di Barletta, ove il gran capitano, aspettando i tardi ajuti di Spagna, teneva chiuso l’esercito di troppo inferiore a quello de’ Francesi, perchè s’arrischiasse commetter la somma delle cose alla fortuna d’una giornata.

Tre lati della piazza erano chiusi da certe povere case di marinai o pescatori, dalla chiesa e dall’osteria. Il quarto s’apriva alla marina, ingombro, com’è costume di tali luoghi, di barche, reti e di altri attrezzi pescherecci; ed all’ultima linea dell’orizzonte si vedeva sorgere dal seno delle acque la bruna forma