Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/110

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capitolo viii. 107


— Che vuol dire? e i Francesi? disse Ginevra.

— E i Francesi ci verranno anch’essi. È stata offerta una tregua, e non saranno tanto villani da rifiutarla. Si tratta di festeggiar l’arrivo di donna Elvira, figlia del gran Capitano: ed egli che l’ama quanto gli occhi suoi, vuol che l’allegrezze sien grandi.

Qui le domande delle due donne furon infinite, ed Ettore veniva alla meglio soddisfacendo ora all’una ora all’altra con queste risposte. Le interrogazioni le indovinerà il lettore.

— Bella? Bellissima, da quel che si dice: una capellatura che pare oro filato.

— Arriverà fra pochi giorni.

— Era rimasta ammalata in Taranto, ed ora che è guarita ritorna col padre.

— Se le vuol bene! Pensate che ha fatto per lei ciò che non ha fatto mai per sè. In Taranto appunto; avrete sentito dire che una volta le bande Spagnuole s’erano ammutinate, perchè non le pagava: e mi dice Inigo, che Consalvo è vivo per miracolo, che tutti quei diavoli gli erano attorno colle picche. Un certo Yciar, capitano di fanti (Consalvo gridava che non aveva danari), gli disse ad alta voce, e con villane e sconce parole, che sua figlia (scusate) gliene farebbe trovare. Lui zitto: finì il tumulto e la sera tutto era quieto. La mattina dopo s’alzano, vanno in piazza, e sapete che cosa vedono? Il capitano Yciar penzoloni impiccato alla finestra dove abitava. Ed a quelli che gli avean appuntate l’aste al petto non fu torto un capello. Vedete se le vuol bene.

Con tutte queste chiacchiere era venuto tardi.

— Qui bisogna andarsene, disse Fieramosca; s’alzò, ed accompagnato dalle due donne s’avviò passo passo alla sua barchetta. Ginevra scese con lui sino al basso dello scoglio, e Zoraide, ch’era rimasta di sopra, fu salutata da Ettore mentre entrava in battello; ma essa