Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/13

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10 ettore fieramosca


— Che cosa può far Consalvo? — rispose con istizza il Napoletano, contento di contraddire: — dovrà diventar pane per entrar in corpo ad una bestia come te? Quando ne avrà, ne darà; e le navi che il malanno loro ha portate nelle secche di Manfredonia, chi l’ha divorate? Consalvo, o voi altri?

Lo Spagnuolo un po’ mutato in viso mostrava di voler rispondere, ma fu interrotto da un altro del crocchio, il quale battendogli sulla spalla, scuotendo la testa, ed abbassando la voce, come per dar maggior peso alle parole:

— Ricordati Nuno, — gli disse, — che il ferro della tua picca era a tre dita dal petto di Consalvo il giorno che in Taranto per esser pagati si fece quello strano scherzo.... e se v’è stata volta in cui abbia creduto che quel tuo collo nero dovesse far amicizia collo spago, è stata quella... Ti ricordi che si faceva schiamazzi da sbigottir un leone? Si muove là il torrione del castello? — (ed additava la torre maggiore della rocca che mostrava il capo al disopra delle case). Tanto si mosse Consalvo, e freddo freddo.... mi par di vederlo.... con quella sua mano pelosa scansò il ferro e ti disse1: mira que sin querer no me hieras....

A questo punto il volto bruno del vecchio soldato diventò più bruno la metà, e per rompere un discorso che poco gli garbava, tagliò la parola all’altro dicendo:

— Che cosa m’importa a me di Taranto, della picca, o di Gonzalo?....

— Che t’importa? — ripigliò il primo sorridendo, — Se vuoi dar retta a Ruy Perez, e serbar libero il passaggio al pane per quando Dios fuere servido di mandarcene, non parlar tant’alto che Consalvo ti senta e si ricordi di Taranto.... mezza parola è poco, e una è troppo, dice l’Italiano; ed uomo avvisato, mezzo salvato.

  1. Bada che senza volerlo non mi ferisca.