Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/286

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capitolo xix. 283


Ritornati a’ loro cavalli e montati in sella, furon dai padrini disposti in fila a quattro passi di distanza l’uno dall’altro; e tanto il Colonna quanto Bajardo osservarono di nuovo i barbazzali, le cigne delle selle, le corregge e le fibbie dell’armature, e, se v’eran occhi esercitati ne’ due campi, eran senza dubbio i loro.

Finita questa rivista, fermato il cavallo nel mezzo della linea, il signor Prospero disse ad alta voce:

— Signori! non crediate ch’io voglia dirvi parola per eccitarvi a combattere da uomini pari vostri: vedo fra voi Lombardi, Napoletani, Romani, Siciliani. Non siete forse tutti figli d’Italia ugualmente? Non sarà ugualmente diviso fra voi l’onore della vittoria? Non siete voi a fronte di stranieri che gridan gl’Italiani codardi? Una cosa sola vi dico. Vedete là quel traditor scellerato, Grajano d’Asti? Egli combatte per mantener l’infamia sul capo de’ suoi compagni! m’intendete!... Ch’egli non esca vivo di questo campo.

Fieramosca che era vicino a Brancaleone gli disse sottovoce: — Ah! se il voto non mi legasse le mani!... e Brancaleone gli rispose: — Lascia far a me che non ho voti; so io dove gliel’ho da appiccare!

La voglia d’uccider Grajano era nata in lui dal giorno in cui, udite le vicende del suo amico, vide che poteva così toglier di mezzo l’ostacolo che si frapponeva fra esso e Ginevra. Sapendolo poi nel numero dei campioni francesi, conobbe che l’occasione non gli sarebbe mancata, ed il giorno della giostra, si rammenterà il lettore delle informazioni che si procacciò, mentre il cavalier astigiano s’armava accanto all’anfiteatro. Ora la fine impreveduta di Ginevra distruggeva il suo primo pensiero; tuttavia non abbandonò il disegno, e gli crebbe poi il desiderio di eseguirlo, per le parole del signor Prospero, al quale come al capo della parte colonnese, obbediva ciecamente in tutto.