Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/33

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mazzò.... E Cesare Borgia, per dirne un altro: dove trovate una coppia come questa? Abbiamo visto di lui cose, che se si raccontano non sono credute. Poi, già molte delle sue imprese sono conosciute quanto basta. Tutto il mondo sa che ha ammazzato il fratello per averne gli onori e la roba: tutto il mondo sa come ha fatto per diventar padrone della Romagna; tutto il mondo sa che ha ucciso il cognato, avvelenato cardinali, vescovi e tanti altri che gli davano ombra.

Volgendosi poi ai suoi compagni francesi col viso di chi ricorda un fatto noto e degno di compassione:

— E la povera Ginevra di Monreale? La più bella, la più virtuosa, la più amabile donna ch’io m’abbia mai conosciuta! Questi miei amici se ne ricordano: fu da noi veduta al nostro passaggio in Roma nel ’92. Ma la sua mala sorte la fece anche conoscere al duca Valentino allora cardinale: era costei divenuta moglie di un nostro soldato che ella aveva sposato più per ubbidienza a suo padre che per altro. Fu presa da un male che nessuno seppe conoscere; si provarono tutti i rimedii; tutto fu inutile: dovette morire. Ma un accidente singolare mi fece scoprire un segreto d’inferno, che pochi hanno saputo. La sua malattia non era stata altro che un veleno datole dal Valentino per punirla della sua onestà. Povera infelice! Non son cose queste da chiamare i fulmini dal cielo?

Qui il Francese si fermò pensando, e pareva cercasse ricordarsi qualche circostanza che il tempo gli avesse annebbiata nella memoria.

— Ma sì, non m’inganno: oggi fra i vostri uomini d’arme, nel venire a Barletta, ne ho veduto uno del quale per verità non mi sovviene il nome, ma che mi ricordo benissimo d’avere incontrato più volte per Roma in quel tempo, ed ha una statura ed un viso che non si dimenticano facilmente: si diceva da tutti fosse l’amante nascosto della Ginevra, e dopo