Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/53

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al sig. Prospero: il quale, alzatosi da sedere, venne alla porta, ove due famigli gli tenevano apparecchiata una mula: vi salì, ed accompagnato da que’ soli due s’avviò alla rôcca.

Dopo una mezz’ora, che parve un secolo all’impaziente ansietà di que’ giovani, ritornò, e scavalcato, entrò nella sala terrena, rimettendosi ciascuno al luogo di prima; il silenzio e l’espressione degli occhi fissati tutti sul barone romano, mostravano quanto fosse la smania di conoscer la scelta, e la speranza d’ognuno d’averla favorevole.

— Il magnifico Consalvo, — disse alla fine il signor Prospero, cavandosi di seno le carte e deponendole sulla tavola, — si chiama grandemente soddisfatto del virtuoso proposito vostro: e certo che al vostro valore sarà questa facile impresa: concede salvocondotto e campo franco per dieci uomini d’arme; e non è stato piccol travaglio condurlo a questo numero; solo vi si piega per l’importanza del fatto.

Spiegato allora il foglio che conteneva i nomi degli eletti, lesse i seguenti:

— Ettore Fieramosca. — Questi, vedendosi nominato il primo, strinse con allegrezza il braccio di Brancaleone che gli sedeva accanto, mentre gli occhi di tutti si volsero a lui mostrando che nessuno credeva potergli contendere il primo posto.

Romanello, da Forlì.
Ettore Giovenale, romano.
Marco Carellario, napoletano.
Guglielmo Albimonte, siciliano.
Miale, da Troja.
Riccio, da Parma.
Francesco Salamone, siciliano.
Brancaleone, romano.
Fanfulla, da Lodi.

Chi si fosse trovato presente, senza conoscere nes-