Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/93

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Per questo fatto ebbe il bando della testa; fuggì di paese in paese, finchè si ricoverò a Roma, e dal Valentino ebbe salva la vita. Questi penò poco a conoscere le sue virtù, presto l’adoperò in cose di somma importanza; ed il ribaldo frate diventò in breve l’anima di tutte le sue imprese.

Quando giunse alla porta del castello, interrogato dalla guardia di chi cercasse, mostrava un cofanetto che tenea sotto braccio, dicendo esser allora giunto di Levante, e cercar di Consalvo per offerirgli più qualità di cose rarissime, rimedii segreti contra le malie, e cento pappolate. Un di costoro, dopo averlo squadrato, gli accennò lo seguisse.

Entrarono in un gran cortile, chiuso da fabbriche alte d’architettura antica. Le camere d’ogni piano avean l’uscita su logge aperte verso l’interno, rette da colonne di sasso bigio, sulle quali posavano archi ora tondi ora a sesto acuto, secondo le diverse epoche della loro costruzione. Molte torri rotonde, coronate di merli a coda di rondine, e del color rossiccio de’ mattoni vecchi sorgevano a disuguali distanze, e s’alzavano molto al di sopra dei tetti. Sulla cima della maggiore, detta la torre dell’oriuolo, sventolava un grande stendardo giallo e vermiglio, la bandiera di Spagna.

Salirono al primo piano per una scala esterna a largo parapetto, sul quale erano posti in fila molti leoni di pietra, rozzamente scolpiti, ed entrarono in una sala ove D. Michele venne lasciato dalla sua guida che gli disse:

— Quando il gran Capitano uscirà, gli potrete parlare.

— E di grazia, quando uscirà?

— Quando ne avrà voglia — rispose rozzamente il soldato, e se n’andò pe’ fatti suoi.

D. Michele sapeva benissimo che la pazienza è la