Pagina:Da Ponte - Don Giovanni, 1867.djvu/15

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scena xiv.

Leporello, poi Don Giovanni

Lep. Io deggio, ad ogni patto,
Per sempre abbandonar questo bel matto..
Eccolo qui: guardate
Con quale indifferenza se ne viene!
Gio. Oh Leporello mio! va tutto bene.
Lep. Don Giovannino mio! va tutto male.
Gio. Come va tutto male?
Lep. Vada a casa.
Come voi m’ordinaste,
Con tutta quella gente.
Gio.                                          Bravo!
Lep.                                                      A forza
Di chiacchiere, di vezzi e di bugie.
Che ho imparato si bene a star con voi.
Cerco di trattenerli...
Gio.                                      Bravo!
Lep.                                                  Dico
Mille cose a Masetto per placarlo,
Per torgli dal pensier la gelosia...
Gio. Bravo, in coscienza mia
Lep. Faccio che bevano
E gli uomini e le donne:
Son già mezzo ubbriachi,
Altri canta, altri scherza,
Altri seguita a ber... In sul più bello.
Chi credete che capiti?
Gio. Zerlina?
Lep. Bravo! e con lei chi venne?
Gio. Donn’Elvira?
Lep. Bravo! e disse di voi?..,
Gio. Tutto quel mal che in bocca le venia?
Lep. Bravo, in coscienza mia!
Gio. E tu cosa facesti?
Lep. Tacqui.
Gio. Ed ella?
Lep. Segui a gridar.
Gio. E tu?
Lep. Quando mi parve
Che già fosse sfogata, dolcemente
Fuor dell’orto la trassi, e con bell’ arte,
Chiusa la porta a chiave,
Io di la mi cavai,
E su la via soletta la lasciai.
Gio. Bravo! bravo! arcibravo!
L’affar non può andar meglio. Incominciasti,
Io saprò terminar; troppo mi premono
Queste contadinotte: