Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/24

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2 introduzione


Quando questa capacità diventa particolarmente sviluppata, si arriva addirittura a realizzare attività apparentemente antitetiche al mangiare: quando un agricoltore semina il grano, butta via una parte di quello che dovrebbe essere il suo cibo, compiendo un’attività che non è spiegabile se non con la capacità di prevedere che, passati alcuni mesi, questo apparente buttare via gli permetterà di raccogliere una quantità di grano molto maggiore di quella buttata, e quindi di avere cibo per soddisfare i bisogni futuri.


2. Gli strumenti

Parlando della specie umana il problema è però ulteriormente complicato dal fatto che noi utilizziamo attrezzi che ci permettono di potenziare le nostre capacità. Questa abitudine crea una situazione visibile di dipendenza dagli strumenti, come ad esempio nel caso della capacità di spostamento veloce.

Gli esseri umani sanno spostarsi con una velocità che, ormai, è superiore di molti ordini di grandezza a quella che viene fornita dalle loro gambe, tanto che si può dire che essi dipendano quasi totalmente dalle macchine, in questo campo.

Poiché vogliamo centrare l’attenzione su una attività di pensiero, occorre precisare che quando parliamo di strumenti non ci riferiamo solo a oggetti materiali, ma anche a procedimenti che siano diventati strumenti di comprensione, come ad esempio quello per eseguire le moltiplicazioni o altri che permettono di risolvere problemi vari. Queste procedure sono ormai così codificate da poter essere considerate strumenti di lavoro del nostro cervello.

La correlazione tra l’attività di pensiero e i suoi strumenti è dello stesso tipo di quella descritta per il movimento: ad esempio, il linguaggio verbale articolato, strutturato con l’uso di nomi, verbi, ecc., è senz’al-