Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/253

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7. il soft-ware 231

via, come vedremo in seguito, gli ultimissimi anni hanno decretato il rilancio su solide basi dell’architettura parallela.


7. Il soft-ware

Per quanto riguarda i programmi, abbiamo, nei primi anni cinquanta, la comparsa dei linguaggi di programmazione simbolica, che consentono al programmatore di utilizzare dei simboli per indicare le diverse operazioni, e non più dei numeri. Questo è il primo passo della lunga marcia verso la chiarezza nella scrittura dei programmi. Questi ultimi cominciano ad assumere una veste nella quale si distinguono gli ordini dagli indirizzi e dai dati. Per chiarire quello di cui stiamo parlando, bisogna dare alcune nozioni sulla struttura di un elaboratore: esso è composto da una unità di governo che legge un programma residente in memoria, dalla memoria recupera i dati su cui operare, e nella memoria scrive i risultati che ottiene.

La memoria è quindi una specie di agenda, all’interno della quale le singole pagine, dette “locazioni”, sono indirizzate: gli indirizzi delle varie locazioni sono dei numeri, perciò avremo la locazione 1, 2, ecc.

L’unità di governo saprà allora che il programma è memorizzato, ad esempio, nelle locazioni da 0 a 123, che i dati si trovano da 124 a 200, e che i risultati possono essere scritti da 201 in poi.

Il programma, nella forma iniziale, era costituito da un gruppo di numeri che indicavano le operazioni da svolgere, un altro gruppo di numeri che indicavano gli indirizzi da utilizzare e un terzo gruppo di numeri che svolgevano il ruolo di dati da elaborare e fornivano un quarto gruppo di numeri in qualità di risultati. Ovviamente, una struttura del genere è assolutamente impenetrabile alla maggioranza delle persone. Era inoltre praticamente impossibile, a una persona diver-