Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/159

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voci nel buio 149

detto «scrivimi.» Questa è la seconda volta che lo faccio, e se la santa inquisizione vedesse le mie lettere, non vi troverebbe che riprendere; non vi troverebbe una sola delle parole che posso aver dette a questa rosa moribonda, la quale non le ripeterà. Dunque rispondi! Se non lo fai presto e a lungo, verrò a chiederti delle spiegazioni dovunque tu sia.

Adesso vado a cercare un po’ di fresco nel laghetto dei giardini. Sono le undici e mezzo, non c’è luna; sarà difficile distinguervi un pesce da un candidato; ma sta tranquilla, gli uomini politici non affondano mai.

Addio, Elena. Se Domenica la mi va male, mi seppellisco nei giardini per un mese con Shakespeare e te.

Daniele.


Uscì con Saturno e si cacciò nelle ombre folte del viale dei carpini che mette al lago: un ovale specchio d’acqua cinto di piante nere e adombrato dalla imminente montagna del Passo Grande. Pochi minuti dopo, Saturno, proteso sull’orlo della riva, dimenava lentamente, con un rantolo sordo, la coda, e scrosci sonori scoppiavano in mezzo alle buie acque immobili, da lontano.