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tra cefalù e roma 193

d’egli non adempisse all’obbligo proprio. Si convenne che mi avvertirebbe subito del mancato pagamento e che aspetterebbe il danaro sino al 15 aprile. Ora Clenezzi che, tra parentesi, sta meglio, chiamerà a sè tuo marito, e parlandogli quasi a nome della presidenza del Senato, già mescolata a questa faccenda, gli domanderà se crede di poter pagare; rispondendo egli negativamente gli prometterà di ottenergli una proroga. Intanto, voi avrete agio, fino al 15 aprile, di fare il pagamento e di cercare o no una spiegazione per tuo marito.

Scrissi a mia madre di venire a Roma appena le sarà possibile. Poichè la cosa deve farsi, si faccia subito. Pare che arriverà verso la fine del mese. Ho preso da domani, 15, un appartamento in piazza Venezia. Strepito grande: mia madre vi si deve divertire. Non so perchè mi pare che stando con lei preferirò anch’io lo strepito alla quiete. Ma questo che importa? In altre circostanze il viver con lei mi sarebbe un sacrificio incomportabile; ora ci sono quasi indifferente, non posso in coscienza farmi un gran merito presso di te se ho ceduto alle tue preghiere.

È probabile ch’io rassegni presto le mie dimissioni da deputato. E anche di questo che mai te ne importerà? Eh, Elena, Elena, faccio forse male a scriverti così, ma se il mio cuore certe volte trabocca, bisogna bene che n’esca del sangue amaro. Ho dunque ricevuto dal collegio una lunga lettera di protesta contro la mia condotta parlamentare. Non crederai mica che l’amaro stia qui? La lettera ha 266 firme; non ti so poi dire quante sieno false, quante di non elettori. Ne fu spedita una copia autentica alla presidenza della Camera. Questi 266 imbecilli

Daniele Cortis. 13