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sapeva tanto occupato. Cosa vuoi? Non bisogna più meravigliarsi di nulla. Quando si dice che ti scrivo da Cefulù e che sono all’albergo, a pochi passi dalla casa di mia figlia! Non so più in che mondo mi sia. Ho trovato Elena abbastanza bene di salute, ma molto e molto giù di spirito. Povera Elena, se sono disgraziata io d’avere un genero simile, figurati lei! Per fortuna ella è meno sensibile, meno nervosa di me; al suo posto sarei morta dieci volte.

Pare che a giorni partiremo per costà. Grazie a te, si potrà respirare un poco, prima di questo benedetto pagamento; ma pure è bene, come dice Clenezzi, di venire sul luogo. Ti prego di trovar due camere e un salotto alla Minerva, possibilmente non troppo in alto. Ti telegraferò il giorno dell’arrivo, quando però non si cambi idea, poichè qui si cambia idea tutti i momenti. Non conosco più Elena.

Ho lasciato mio cognato a star benino. C’entra pure la volontà sua se sono all’albergo. Ah, caro Daniele, fra che gente mi tocca vivere!

A rivederci presto, speriamo. Cerca, se è possibile, che le camere guardino sulla piazza.

La tua aff.ma zia
Tarquinia.


PS. Arriva ora un biglietto enigmatico di mio genero che aumenta le inquietudini d’Elena e spaventa me pure. Ora è deciso che saremo a Roma il 24 col diretto delle 1,45.