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CAPITOLO XVII.


Un intervento.


«Il diretto di Firenze?» chiese a un guardasala il senatore Clenezzi entrando tutto trafelato, verso le quattro pomeridiane, nella stazione di Termini.

«Venti minuti di ritardo» rispose quegli.

Il senatore respirò, si levò il cappello, si asciugò il cranio col fazzoletto, guardando gli omnibus schierati sulla piazza. Egli non temeva più, ora, di essere arrivato troppo tardi, ma tornava a poco a poco sulla sua vecchia faccia una preoccupazione molto più grave, la irrequietudine senile delle labbra e delle sopracciglia tradiva il turbamento dell’animo.

«Si parte, senatore?» gli disse in bergamasco un giovanotto, accostandoglisi.

«Oh caro!» rispose il vecchio. «Scusi che non l’avevo veduto.

«Si parte?» ripetè l’altro.

«Ah Madonna! Non lo dica neppur per ischerzo! Sarei così mai felice di svegliarmi domattina su al Mercato delle Scarpe! Si ricordi bene, Lei che è giovane, c’è tante cose belle al mondo, ma un altro Bergamo non c’è proprio mica, sa!

«Lei è qui in servizio, non è vero? In servizio di belle signore, eh? Quando si tratta di belle signore, il senatore Clenezzi...