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un intervento 267


«Cosa?» diss’egli.

Il senatore guardò fuori dell’omnibus fino a che quel fracasso fu passato e poi ripetè:

«Vi sono delle altre cose. Sa che la madre di Cortis è qui?

«Daniele mi ha scritto che doveva venire» rispose il conte, «ma non sapevo che fosse già qui... Io gli ho risposto: Sei un asino. Senta, già; qualche bestia può avere il cuore così grande, ma un uomo, no.

«Ecco dunque una causa di fastidi» riprese Clenezzi. «E poi... Lei sa, già... Si può dirlo... quel mio signor collega Suo parente...

Il conte Lao aggrottò le ciglia, mise, stringendo le pugna, una lunga voce tra il rantolo e il ruggito.

«Basta, insomma» proseguì l’altro. «Adesso ci siamo. Sentirà.

L’omnibus entrava allora in via Piè di Marmo. Un istante dopo il conte Lao saliva piano piano, con Clenezzi, le scale della Minerva, ed Elena gli scendeva incontro di corsa.

«T’ho visto» diss’ella stendendogli le braccia. «Come sono felice che tu sia qui!

Lao se la strinse al petto silenziosamente, la baciò in fronte e, nel rialzare il viso, disse con voce commossa:

«Addio.

Elena stese la mano a Clenezzi, piuttosto per congedarlo che per ringraziarlo. Le si vedeva in viso l’impazienza di restar sola con lo zio. Lo prese a braccetto.

«Andiamo su» diss’ella.

«Piano, piano» ripeteva Lao, «piano che ho otto maledette ore di ferrovia nella schiena, senza con-