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l’anticamera, l’aveva assalita con invettive furiose, accusandola di congiurare con i medici, di voler toglierle il cuore di suo figlio. Era uscito il medico, era uscito un segretario della Presidenza ed ella li aveva svillaneggiati in modo da farsi mettere alla porta, era partita giurando che domanderebbe giustizia al presidente, ai ministri, magari anche al re.

Lao, ch’era stato ad ascoltar le ultime parole di sua nipote con la pillola di chinino fra il pollice e l’indice della sinistra e un bicchier d’acqua nella destra, si trangugiò la sua pillola.

«E dunque?» diss’egli.

«E dunque lei è stata qui, tra iersera e stamattina, tre volte. La mamma non l’ha mai ricevuta. Alla Camera gli uscieri avevan l’ordine di non lasciarla passare, ma io ho pregato che fosse tolto. È venuta ieri; è venuta oggi; però da Daniele non è entrata mai e io non l’ho veduta. Ora mi attendo un assalto in strada e anche la mamma ne ha una gran paura.

«Eh!» fece Lao. «Capacissima. Ma lasciami fare. Dove sta?

«Qui vicino. In piazza Venezia. La conosci tu?

«Eheh!

Lao alzò il gomito destro, battè l’aria con la mano penzoloni dal polso.

«E poi c’è altro?» diss’egli.

«C’è il peggio» rispose Elena piano, con gli occhi bassi.

«Sentiamo il peggio.

«Mio marito è qui.

«Bene, sarebbe meglio che fosse a casa del diavolo, ma...

Elena battè e ribattè sdegnosamente un piede a terra.