Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/306

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Non sapeva bene come dire che le sarebbe tolto dal cuore un gran peso, un grande sgomento di non aver fatto, di non saper fare il possibile per impedir la sventura che l’avrebbe lasciata libera.

«Ah ma pure!» esclamò suo marito. «Vediamo un poco, moglie fedele» soggiunse lentamente, fissandola in viso. «Se vado, tu vieni con me?

Elena ricevette quel colpo nel petto e non vacillò. Era un terribile, inaspettato colpo, un terribile, inaspettato modo di porre alla prova la sua parola. Non vacillò, ma neppure rispose. Sentì qualche cosa in sè del soldato chiamato a morire, che ci va grave, in silenzio, col cuore ardente.

«Ah taci?» esclamò il barone.

«Hai già dichiarato» diss’ella «che non accetti?

«Sì, ma si vuol tornare da me domattina per una risposta definitiva.

«E se vengo, accetti?

«Santo diavolo!» fece quegli, fra attonito e perplesso. «Se tu vieni, comincio a non capirci più niente.

«Allora accetti?

«Forse.

«No no» esclamò Elena risolutamente. «Bisogna promettere che se io vengo con te accetti.

Il barone si gittò sul canapè.

«Ci penserò» diss’egli.

Ma Elena non voleva neppur l’ombra d’un dubbio, e insistette. Suo marito non poteva credere che i Carrè acconsentissero all’esilio di lei.

«Ebbene» diss’egli, «se tu vieni davvero, accetto.

Posto che l’offerta movesse da casa Carrè, quella condizione l’avrebbe fatta cadere sicuramente.