Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/383

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come gli astri e le palme 373


«Ma cosa?» diss’ella.

«Ohe!» fece Lao. «Bambina! Calma!

«Nessuna calma! Cosa vuoi dire?

«Cosa voglio dire?

La considerò in silenzio, poi le stese la mano. «Senti, Elena.

Ella non si mosse nè rispose. Egli le accennò allora col capo di avvicinarsi, le ripetè con dolcezza:

«Senti.

Ella venne lenta, riluttante. Ci volle un altro silenzioso invito perchè prendesse la mano stesale.

«Insomma» esclamò il conte dopo un breve indugio, «fino a stamattina sono stato cieco, ma poi no.

Elena non arrossì, non abbassò il viso.

«E cos’hai veduto?» diss’ella fremendo. «Hai veduto il mio cuore? Il cuore è libero. Hai pensato delle cose cattive?

«Ho pensato che col tuo carattere tu soffrirai, ti tormenterai Dio sa quanto; e ho pensato che Daniele fa molto male di attaccarsi a te. Diavolo! malissimo!

«Non devi dir questo, zio; non devi dir questo!» proruppe Elena, piegandosi, tutta anelante, a suo zio. «È tanto nobile, sai, zio mio! È tanto...

Non potè soggiunger parola. Si sentiva soffocare.

«Lasciamo stare, cara» rispose il conte. «Non dico mica che non sia nobile. Credo. Capisco benissimo quel che vuoi dire, ma son cose che cominciano sempre così, sai, fra gente come voi, e finiscono poi come fra gli altri che non sono nobili. Gli uomini sono uomini. Lui è migliore di tanti altri, ma è di carne ed ossa anche lui. Io non credo nè ad angeli nè a santi, lo sai bene. Se ci fosse il divorzio avrei preso moglie anch’io. E non l’avrei cambiata mai!