Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/395

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come gli astri e le palme 385


«L’ultima volta!» disse Elena.

Cortis le domandò a che ora partirebbe. Certo per tempo dovendo trattenersi alcune ore in città prima di partire per Venezia. Avrebbe voluto prendere il treno delle dodici e mezzo. Questo aspetto pratico delle cose, queste cifre trapassavano il cuore ad ambedue.

Gli occhi d’Elena si velarono. Lottò, lottò angosciosamente, ma due lagrime le tremavano sul ciglio.

«Daniele» diss’ella «ci vedremo più?

«Dio è buono» rispose Cortis, gravemente.

Le due lagrime caddero silenziose.

Ci vollero alcuni istanti prima ch’ella potesse pronunciare una timida parola:

«E scrivere?

Cortis esitò un poco;.

«Non vedo ragione di non farlo» diss’egli. «Solamente ho pensato che sarà meglio compiere il sacrificio, scrivere come amici.

«Sì, sì» rispose Elena con un gelo nella voce e nel cuore, «certo come amici.

Le pareva una cosa tanto dura, ma l’aveva detto lui: bastava. Lo pregò quindi di trascrivere l’iscrizione latina della colonna. Rispose che gliela trascriverebbe e anche delle altre parole latine; d’un santo. Le prese le mani, le disse all’orecchio:

«Sono sposi senza nozze, non con la carne ma con il cuore. Così si congiungono gli astri e i pianeti, non con il corpo ma con la luce; così si accoppian le palme, non con la radice ma con il vertice.

Ebbro delle parole sublimi, le ridisse forte al cielo, alle montagne, al fiume rumoreggiante:

Innupti sunt coniuges non carne sed corde.