Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/43

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una cosa grave 33

sconosciuta fino a quel punto. I suoi occhi potenti si dilatarono,

«Allora...» cominciò egli con impeto.

Ella lo interruppe, pallidissima, si mise l’indice alla bocca. Cortis tacque, la guardò attonito, triste.

«Tu non devi restar solo, con quella vita che farai» riprese Elena piano, con voce tremante. »Tu hai bisogno di una famiglia. So che la mamma ha dei progetti per te; dei buoni progetti, anche.

Infatti la contessa Tarquinia s’era fitta in capo di fargli sposare una signorina di V, bella, ricca, intelligente.

«Dei sogni» diss’egli, freddo. «Io non prendo moglie.

Non parlarono più sino al crocicchio dove avevano a dividersi. Elena si fermò la prima.

«Addio» diss’ella «va.» E poichè gli occhi di Cortis si riaccendevano come un momento addietro e la passione gli premeva nella persona, lo chetò ancora con un cenno, gli porse la mano che quegli prese con ambo le sue.

Le smorte labbra d’Elena si agitarono un momento prima di poter dire:

«Confortala.

Daniele non rispose. Ella si sciolse dalle mani gagliarde che la stringevano, e mosse verso l’entrata del portico. Di là si voltò a gittargli negli occhi con un rapido porger del viso, l’anima; e disparve.


Daniele Cortis. 3