Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/80

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Malcanton e Grigiolo. Di Santa Giulia trovò modo, nella confusione, di sussurrare ad Elena:

«Parlato?»

«Cosa fatta» diss’ella, affrettandosi verso casa.

Di Santa Giulia restò solo con il conte Lao per un momento, perché Elena si voltò, prima d’entrare in casa, a chiamar quest’ultimo. Il barone gli stese la mano:

«Grazie» diss’egli.

«Non occorre» rispose Lao asciutto, pensando essere stato ringraziato per i cavalli; e gridò ad Elena:

«Vengo!»

Il barone lo lasciò andare, s’incamminò a gran passi, con il cappello sulla nuca e la barba al vento, verso uno sciame d’ombrellini che si vedeva presso due carrozze ferme davanti alla scuderia. Erano arrivate almeno otto o dieci persone fra uomini e signore.

Il conte Lao fece il miracolo quel giorno di venir a colazione benché la colazione fosse stata ritardata oltre un’ora per causa dei nuovi ospiti. Costoro parlarono subito, flebili, della partenza d’Elena.

«A proposito, contessa Tarquinia» saltò su il barone, «s’è intesa Lei col vetturale?»

«Eh» diss’ella di malumore, «non ve l’ha detto, mio cognato, che vi si danno i cavalli?»

Di Santa Giulia piegò un poco il capo verso lo zio, gli grugní un ringraziamento.

«Ma cosa?» disse quegli sorpreso che il barone non sapesse dei cavalli; e si fermò subito. La contessa Tarquinia chiese ad Elena, appena lo poté, se fosse una strega. Tutto accomodato e si facevano persino dei complimenti! Seppe anche gittar nell’o-