Pagina:Danzi - Poesie scelte in dialetto potentino.djvu/18

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Si po avire la fortuna
     Ca murire tutt’accise
     Ne veremme mparavise,
     92E mo giàreve a cuvernà.


(1) La notizia della Costituzione concessa da Re Ferdinando giunse a Potenza nella notte dal 30 al 31 gennaio, portata dal postino, che allora veniva da Napoli, a cavallo, una volta la settimana. Il 31 fu fatta la dimostrazione di gioia.

(2) Lu prèvere de Cuzzále era il sacerdote Pasquale Giorgio che procedeva in mezzo alla folla portando un ritratto di Pio IX.

(3) m’aggiardà; mi si gelò.

(4) ntennelarmi: informarmi.

(5) pappetà: palpitare, respirare.

(6) appercuriette: mi accorsi, quindi compresi da appercurire, l’apercevoir francese.

(7) stascìa nteso: era d’accordo (col popolo) quindi concedeva la costituzione.

(8) ogne pese mo s’avria d’abbalcà: si dovrebbe diminuire ogni tassa.

(9) la cartedda: la tassa sui farinacei che si esigeva nei molini e nei forni.

(10) Paccatedda era un vecchio contadino faceto che sapeva ammizzià, cioè suggerire delle malizie per sfuggire ai carteddari.

(11) Sopa: Esopo che fra i nostri contadini ha ancora fama di sapiente.

(12) attrapplà: tender trappole, cioè inganni.

(13) Disciuscedda è il generale De Souchet che accompagnò con 7000 soldati Re Ferdinando nel suo viaggio a Potenza, nel settembre del 1846.

(14) varniedde: corpetto di lana.

II.


La costituzione del 18601


È cumparse mo da vere
     Queddu giorno prezzioso;
     Durece anni s’è stà ascoso.
     4Che fenèca2 avia piglià!