Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/127

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La battaglia campale 119

nari accanto alle sue alunne, tranquilla in apparenza, benchè guardata da tutti. E fu quella tranquillità coraggiosa che irritò più acerbamente il suo nemico. Anche il tempo era a tempesta: tremavan le vetrate della chiesa, sbattute da un vento furioso, che faceva un lamento d’anime dannate. Il parroco gonfiò il collo fin dall’esordio, benchè trattasse di tutt’altro che della maestra. Non s’eran mai viste le sue due antenne di braccia tagliar l’aria così impetuose e così rigide, nè i suoi capelli grigi agitarsi a quel modo intorno alla sua testa secca, come serpentelli furiosi. Ma non si tenne un pezzo fuori dell’argomento: si slanciò all’assalto tutt’a un tratto, perdendo subito le staffe. Non fu un’allusione coperta la sua, come altre volte; ma un’invettiva diretta e prolungata, a cui non mancava che il nome. “La maestra che semina l’irreligione.... che perverte il cuore delle fanciulle.... che non si farebbe neanche scrupolo di bere una scodella di brodo prima di accostarsi alla Santissima Comunione„.... — Ma disse di più: — la condotta losca.... le scappate alla città.... i forestieri misteriosi.... — Fin dalle prime parole tutti gli uditori s’erano rivolti a lei, che pareva impassibile. Poi, prolungandosi l’assalto, molti si alzarono in piedi, come per vedere una lotta a corpo a corpo. Le alunne guardavano impaurite il parroco e la maestra. Alle ultime parole, si levò un mormorio. La maestra era diventata bianca come una morta; ma teneva sempre il viso alto, fieramente. L’agitazione dell’uditorio avvertì il parroco che aveva passato ogni misura, e allora mutò soggetto, bruscamente. Ma nessuno intese più il resto della predica, che terminò fra i rumori.


All’uscita, tutti si soffermarono sulla piazzetta, tenendosi i cappelli e le gonnelle, per veder passare la maestra, a cui il vento scopri i piedini deliziosamente calzati, mentre usciva dalla chiesa. Era ancora pallida, ma s’era ricomposta, e si sforzava di riprendere il suo sorriso abituale. Per qualche momento le rimase intorno uno spazio vuoto; poi le s’avvicinò pel primo il Ratti, indignato, e dopo di lui il delegato, e qualche altro, che le espressero il loro sdegno e il loro rammarico mentre i curiosi facevano un arco di cerchio un po’ addietro, e alcune delle sue alunne, più vicino, pian-