Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/153

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L’ex granatiere 145

per lo zio, e delle commissioni confidenziali, per cui deve parlar loro nell’orecchio, pigliandole per un braccio o per una spalla. E ha un gran bisogno di scartabellare i quaderni; è sempre ficcato tra’ banchi a esaminar la calligrafia. Basta dire che una mattina, appena uscito lui dalla scuola, s’alzò un’alunna furiosa e andò a dire in confidenza alla maestra: — Dica al signor soprintendente che se un’altra volta mi mette le mani sulle ginocchia, io gli tiro uno schiaffo in presenza di tutta la classe! — Un gorilla, ti dico. E anche con la maestra, non finge di tanto in tanto, passando per la strada, di averle da dire qualche cosa, per farla venir sul terrazzino della scuola, e veder di che colore ha le calze, tanto che lei, ora, non si mette più che alla finestra? E dire che un sudicione compagno aveva la faccia di venirmi a parlare di moralità, a me, a Carlo....

Qui s’interruppe bruscamente, e afferrato per un braccio un ragazzo che stava col viso in aria sull’orlo del marciapiedi, lo alzò di peso e lo buttò contro il muro, mentre un omnibus, passando, strisciava a lui la giacchetta. E gli urlò nel viso: — Non vedi, imbecillone, che ti fai schiacciare?

Poi, ripigliando il braccio del Ratti: — Se vedevo che aveva la cartella di scolaro lo lasciavo schiacciare, in parola d’onore. Hai visto che grugno? Somiglia a quello mio delle lettere anonime.... Dunque, si parlava di quell’animal suino del soprintendente. E, dico, non manca più che questa, che fra gli altri titoli per i concorsi domandino al maestro una dichiarazione chirurgica in carta bollata, che attesti che gli è stata fatta quell’operazione. Ma vedrai che ci si arriverà. Se non arriverà prima l’anticristo a disperderli tutti. Ma intanto, che cosa serve sacrare? Continuerò a tirar la carretta, con santa rassegnazione. Ma a patto d’esser rispettato, mondo cane! Oh questo sì, fin che ci ho nelle vene il sangue di Carlo Lérica, lo giuro sopra una catasta di crocifissi!

Ripreso fiato, si fece ripetere dal Ratti il nome del nuovo comune dove aveva il posto, Altarana, e gli ricordò ch’era a poche miglia da Azzorno, il paese del famoso zio del Labaccio, del quale questi parlava sempre. — Se lo zio tira il calzino, — gli disse, —

Il romanzo d’un maestro. — I. 10