Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/164

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156 Altarana

che si fa, per non far nascere dei guai senza frutto, non c’entro.

Il maestro tentò di parlare.

— È inutile, — interruppe il prete, — mi scusi. Lei potrebbe essere pienamente del mio parere, che sarebbe tempo perso lo stesso che noi discorressimo insieme, perchè tanto lei non potrebbe far scuola secondo le sue idee e le mie.... La scuola elementare è quello che è, ossia quello che l’han fatta, e nessun maestro la può cambiare. Ora io ho la ferma, invincibile persuasione che, fuori della legge divina, non si può fondare l’educazione dell’infanzia se non sopra un ammasso di contraddizioni assurde, e che per conseguenza la scuola com’è adesso, con quella lustra d’insegnamento religioso che sarebbe più onesto di togliere, la scuola che mette Dio in un canto, quando non lo nasconde per vergogna, è la peste della gioventù e conduce la società alla perdizione. Non sono uomo di studio, non le so dir altro. Ma sono certo di questo come d’una verità d’aritmetica. Lei dirà: — È un prete che parla. — E io le assicuro che se non fossi prete, e se anche non credessi in nulla, sarei ugualmente persuaso di quello che ho detto. Questa stessa dichiarazione l’ho fatta, a tempo debito, al signor sindaco, col quale non vado d’accordo. Per ciò non ho accettato la soprintendenza. Io non m’occupo dei ragazzi che in chiesa. Lei può fare e dire nella sua scuola quello che vuole. La scuola attuale non la riconosco. E su quest’argomento, mi passi la franchezza, siamo intesi una volta per sempre.

Il maestro rimase un momento in dubbio se dovesse tenersi offeso di quel discorso, o mostrare un’assoluta indifferenza; ma, vinto da un certo rispetto di quella sincerità: — Sta bene, — rispose. — Lei rimane con le sue idee, io con le mie. Sono un uomo onesto, educo i ragazzi da uomo onesto. Questo mi basta.

— Non basta — disse il prete.

Il maestro lo guardò.

— Lei è diventato onesto, — continuò il parroco alzandosi, — perchè fin da ragazzo è stato educato in un modo col quale ora non può più educare gli altri: ossia con la religione. Per questo i ragazzi d’adesso valgono meno di quelli d’allora, e quelli che verranno poi saranno peggio di quelli d’adesso. E così s’andrà