Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/20

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12 Coraggio!

per lui come un anno di tirocinio. Ricevuto l’atto di nomina dal municipio, dedicò le ultime due settimane delle vacanze a prepararsi una scelta accurata di esercizi orali e scritti, graduati secondo la migliore metodica, per esordire con sicurezza; prese l’associazione a un giornale didattico, per tenersi in corrente con le novità e avere una scorta alle lezioni; e la mattina della partenza, caricato sopra un calesse un vecchio baule, che conteneva i suoi pochi panni, una ventina di libri e il pacco voluminoso dei sunti, andò a smontare davanti alla Scuola normale, per dare l’ultimo saluto al suo direttore.


Questi lo ricevette nel salotto, con la sua solita cortesia austera, senza sorriso. Gli fece dei buoni auguri e delle raccomandazioni: che si portasse bene nel villaggio, rispettoso con tutti, ma raccolto nei suoi studi, alieno dai partiti, senz’altro pensiero che quello di compiere il proprio dovere; che non commettesse l’errore di chiedere subito tutto quello che gli fosse occorso per la scuola, come facevan tanti, col disegno d’una scuola modello alla mano, che passavan così per novatori indiscreti; ma pigliasse le cose alla larga, parlando ora col soprintendente, ora col sindaco, a intervalli, coi dovuti riguardi; che era il mezzo migliore di conseguire l’intento. E altre cose. Poi gli disse: — E miri sempre in alto. A tutto si può pervenire anche per la via modesta che ella ha presa. Non si lasci scoraggiare dall’idea della grande concorrenza, che è la scusa degli inetti. I concorrenti sono innumerevoli, nel nostro come in ogni altro campo; ma se si tolgono quelli a cui non basta l’ingegno, quelli che hanno ingegno e non volontà, quelli che han l’uno e l’altro, ma non carattere, o salute, o fortuna, i moltissimi si riducono a pochi. C’è dei maestri che si son laureati, che diventarono professori liceali e universitari, e autori di libri celebri; dei maestri eroici, che senza uscire dall’insegnamento elementare, tiraron su delle famiglie numerose, dei figliuoli medici e avvocati. Ce n’è, anche fra i meno fortunati, molti bravissimi, che vivono stimati e contenti. Ella ne conoscerà. Prenda questi ad esempio, e l’accompagni la fortuna. — Detto questo, gli regalò una copia del manuale di Pedagogia