Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/232

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224 Altarana

faceva un disco bianco sul tavolino, lasciando tutta la camera al buio. Per il passato egli non aveva mai posto grande attenzione a quella rubrica particolare che han quasi tutti quei periodici, nella quale sono raccontate avventure e calamità di maestri; ma ora quell’esempio vicino gli dava una curiosità amara di conoscerle; e si diede a non legger altro, prendendo la lettura da anni addietro. Era un’odissea di miserie che lo sgomentava. In quello stato d’eccitazione nervosa in cui viveva da un pezzo, accresciuta dal senso della solitudine e dal silenzio della notte, egli vedeva i luoghi e le persone, e sentiva quasi le voci di quella povera gente. Leggeva, fra gli altri, d’un maestro elementare di villaggio, fuori d’impiego, che un giorno era stato colto da un malore improvviso in via delle Scienze, a Torino, e un signore s’era offerto di farlo portare a casa in carrozza; ma egli aveva rifiutato, domandando invece di bere una bibita calda, di cui aveva assolutamente bisogno. Quel povero uomo che tentava di dissimulare la fame chiedendo una bibita calda, gli faceva più compassione che se avesse detto aperto: — Ho fame; datemi del pane. — Chi sa per quante peripezie e quanti stenti era passato prima di stramazzare, sfinito dal digiuno, sul lastrico d’una strada di Torino!... In un altro comune era il brigadiere dei carabinieri che, trovato il maestro mezzo morto di fame dietro a una siepe, gli aveva fatto l’elemosina di tre lire: dopo di che, diceva il giornale, era accorso il provveditore a fare un’inchiesta. Quest’“avanguardia della civiltà„ rimasto senza casa, aveva dormito un pezzo sui banchi della scuola, e, cacciato di là, s’era ridotto a dormire in un tino, ma l’avevan cacciato anche dal tino: cosa naturalissima, del resto, perchè che cosa mai si poteva ancora spremere da un simile maestro?... C’era poi un comune, dove, morendo di fame i maestri e le maestre non più pagate da molti mesi, s’era costituito un comitato di gente del paese, il quale aveva pubblicato una specie di proclama per invocare la carità pubblica. — Anche l’obolo di pochi centesimi — diceva il comitato — sarà gradito.... — Alla buon’ora! Non era veramente un donare con quel tacer pudico che dice l’inno del Manzoni; ma gli affamati non tengono a certe delicatezze. C’era pure