Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/276

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14 L’ultimo anno ad Altarana

nale scolastico, e impotente, per il momento, a vendicarsi in altro modo, avendo visto in mano a una bimba premiata un libro di fiabe con certe figurine di fate, sparse la voce per il paese che l’avvocato aveva dato in premio alle ragazze dei libri in cui erano disegnate delle “donne nude.„ — Figurarsi — andava dicendo — cosa dev’esser lo scritto!


IN CASA SAMIS.


Dopo la distribuzione dei premi ricominciarono in casa dell’avvocato i ritrovi soliti, e il maestro riprese a frequentarli come l’anno prima, attirato anche di più quest’anno, dopo i tristi giorni che aveva passati, dalla compagnia della signora, la cui gentilezza finissima lo seduceva ogni giorno come una virtù nuova, e lo compensava di tutte le umiliazioni patite con mille indefinibili carezze amichevoli e materne del sorriso, della parola e dei modi, senza ch’egli potesse d’una sola ringraziarla, e quasi neppur ricordarsi distintamente. Egli pensava che se fosse rimasta nel paese tutto l’anno, a lui non sarebbe accaduto nulla di spiacevole, e che forse nel suo cuore, tutto pieno della dolcissima amicizia ch’essa gl’ispirava, non si sarebbe forse neppure destato quell’amor violento per la sua vicina, che aveva preso dalla sua solitudine tanta forza. Dai suoi più intimi pensieri fino alla maniera di salutare e di porger la mano, egli riconosceva che tutto s’ingentiliva in sè sotto l’influsso mite e quasi nascosto di lei, e che ogni ora della sua compagnia gli cancellava dall’animo le male tracce lasciatevi da un mese di vita grossolana e di conversazioni volgari. Tutte le sue speranze antiche, e l’ambizione nobile di salire, a cui aveva già dato un addio, gli si risollevavano dentro non per altro che per la maniera particolare, o spontanea o meditata che fosse, con cui ella soleva accennare alla sua condizione di maestro, quasi che per lui fosse transitoria, e da considerarsi non come uno stato, ma come un avviamento ad una sorte migliore, della quale lo credesse degno, e non dubitasse menomamente ch’ei l’avrebbe rag-