Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/279

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In casa Samis 17

aveva detto un certo giornale, con frase gentile: — Il mercato rigurgita di maestre. — Se ne trovava dodici per un soldo. Strette dal bisogno, e anche per soccorrere le proprie famiglie, migliaia di ragazze, appena ottenuta la patente, accettavano qualunque posto, a qualunque patto, nelle scuole, negli asili, negli istituti privati, col titolo d’incaricate, d’assistenti, di supplenti, con mille forme di contratti illegali, con degli stipendi da persone di servizio. E si trovavano in molto peggiore condizione dei maestri, poichè la più parte uscivano da una classe sociale superiore a quella di questi, e sentivan di più le durezze della vita: figliuole d’impiegati, d’ufficiali; molte anche di famiglie agiatissime, cadute nella povertà. Un buon numero, c’era pur da dire, si gettavano in quella professione senza conoscerne le fatiche, e, non avendo la forza fisica per sostenerle, deperivano. Altre si sciupavan la salute mangiando male per vestirsi con decenza. Ce n’eran moltissime che soffrivano dei cambiamenti forti di clima dai comuni della pianura a quelli della montagna. — Buon Dio! E un deputato, difendendo la legge sulle pensioni, ha detto che, in media, le maestre possono far scuola dai venti ai sessant’anni! In ogni caso, c’è da eccettuarne quelle che intisichiscono prima dei trenta. In verità, se ne vedon tante ancor giovani, nelle città come nelle campagne, ridotte in un tale stato, da potersi dire che la quota che rilasciano per il Monte delle pensioni è addirittura del denaro buttato via. E menano una vita d’affanno, con questo, sempre col tremore addosso d’esser licenziate, dopo un certo numero d’assenze, per insufficienza di salute, in modo che vanno alla scuola con la tosse, con la febbre, strascinandosi, e fanno lezione ribevendo le lacrime o svengono fra i banchi. Per questo, in una certa città, hanno stabilito con paterna delicatezza che le maestre debbano subire ogni tanto tempo una visita del medico municipale, come se la loro patente.... Le operaie dei cuori! Così le hanno chiamate. Per dare un’idea del conto in cui si tiene questo mestiere, basta citare il caso della piccola città di R..., dove una scuola preparatoria agli esami di patente, prima abbastanza frequentata, è rimasta deserta affatto dopo che hanno messo su nel paese una fabbrica di stuoie che dà