Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/282

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
20 L’ultimo anno ad Altarana


Ma l’avvocato, che era uno di quei pessimisti dilettanti, che non vogliono sentir parlare di rimedi, per non aver amareggiato il piacere di pensar male, rispose al professore: — Tempo perso! mi perdoni. Tutte codeste piccole riforme non risolveranno il problema dell’insegnamento elementare e dei maestri. E sa perchè? Le dirò la mia idea: perchè il problema è insolubile.

Il professore, che risolveva tutti i problemi, scrollò il capo.

— Sì, signore; — riprese l’avvocato; — non c’è che questa leggera difficoltà: il problema è insolubile. Noi andiamo facendo da anni dei monti di chiacchiere e di libri per ottener l’impossibile. Che cosa vogliamo in fine? Abbiamo bisogno di cinquanta mila maestri elementari, ossia di cinquanta mila persone che sappiano istruire e educare dei ragazzi, che è quanto dire, che siano relativamente colte, dotate di un’attitudine singolare dell’intelligenza e del carattere, buone di cuore, gentili o corrette di modi, operose e pazienti, e che si perfezionino di continuo, o che vivano con dignità per dar col precetto l’esempio; vogliamo, insomma, cinquanta mila persone che riuniscano in sè un complesso di qualità intellettuali e morali delicatissime, rarissime a trovarsi riunite, e che rarissimamente si richiedon tutte insieme anche nelle più difficili delle altre professioni. Ebbene, io vi dico che il paese non vi può dare nemmeno la metà d’un tal numero di tali persone, e che non ve le darà nemmeno se raddoppierete gli stipendi e riformerete in meglio ogni cosa, perchè, qualunque cosa facciate, non potrete far mai che la professione del maestro sia retribuita in proporzione di quello che richiede e di quello che costa, ossia in maniera da attirare a sè la gioventù che la potrebbe esercitar degnamente. È dunque inevitabile, è nella natura delle cose che il corpo insegnante elementare abbia da essere sempre scadente, e non solo da noi, ma da per tutto. E, più o meno, è così dapertutto. Riformate quanto volete: non vi farete dar dal paese quello che non ha, e che non gli converrebbe di darvi, se l’avesse.

Il professore scrollò lo spalle. — Dunque — disse — a giudizio suo, non ci sarebbe a far altro che incrociar le braccia e lasciar andare le cose per la loro