Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/320

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58 L’ultimo anno ad Altarana

lavorìo la mattina nei cortili, svegliavano i padroni che dormivan nelle camere di sopra. — Così facendo, figliuoli miei, — disse, — essi macinano ogni cibo fino a ottantanni, e noi, a cinquanta, digeriamo male perchè mastichiamo peggio, e guastandoci lo stomaco ci inaspriamo l’animo e facciamo noi ed altri infelici. Vi par strano, non è vero? Eppure, non potete immaginare quanto miserie risparmierebbe al mondo un uso più abbondante dell’acqua fresca! Ma già, — concluse, girando la sguardo sulle pareti nere, — dove non si lava la faccia la scuola, non si lavan la faccia gli scolari.

E soggiunse al maestro: — Insista sulla pulizia almeno altrettanto che sulla grammatica, e creda a quella massima d’un gran filosofo: L’uomo, prima di tutto, dev’essere un bell’animale.

I ragazzi risero.

— Ah! pur troppo, — riprese l’ispettore, rivolto al maestro; — non sono soltanto i ragazzi che ridono di queste cose. Son troppi anche gli uomini maturi e altolocati che ridono ancora dell’acqua fresca, e della mancanza di spazio e di luce, e dell’immondizia, e del fetore, e dei malanni.

Infine si mise a scrivere lentamente il processo verbale senza badare al soprintendente che entrò tutto ansante, e si venne a piantare accanto al tavolino, voltando verso i banchi il suo facsimile di Vittorio Emanuele. Quand’ebbe finito di scrivere, l’ispettore si alzò, e disse a modo di commiato al maestro: — Lei diventerà ispettore, un giorno: tutti diventano ispettori. Ebbene, non faccia allora come tanti altri giovani suoi colleghi, che, appena arrivati all’ispettorato, impongono ai maestri, per distinguersi, tutto quanto hanno pescato di più astruso e di meno pratico nel mare magno delle novità pedagogiche.... Mi raccomando. E veda poi anche di non dimenticare in ventiquattr’ore d’esser stato maestro per ventiquattr’anni.

Detto questo, si voltò verso il soprintendente che stava forse aspettando un complimento, e gli disse: — La scuola è sporca.

E quando fu sull’uscio, gridò ancora ai ragazzi: — Studiate e lavatevi.