Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/322

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60 L’ultimo anno ad Altarana

sciva un palmo di parete piana, ed egli abitava così come in un tubo, senza poter appendere in alcuna parte nè un quadretto nè uno specchio, e ogni volta che s’accostava al muro, ci dava una cornata. Tutto questo lo aveva mal disposto fin da principio. Nondimeno, per tutto il primo anno, le cose erano andate alla meglio. Ma ecco che cos’era accaduto di poi.

Essendo morto nel paese un prete che diceva la messa e insegnava il catechismo ai ragazzi delle scuole, il comune pensò, per ragion d’economia, di nominare un maestro sacerdote, che facesse l’una e l’altra cosa. Ma bisognava prima sbarazzarsi di Carlo Lérica, col quale c’era il patto per un sessennio. Tentarono, dunque, di persuaderlo ad andarsene di moto proprio: egli rifiutò formalmente. E allora cominciarono a “rompergli l’anima„ per veder di stancarlo.

“Stancar Carlo Lérica, — diceva la lettera; — quando c’è di mezzo il suo onore, tu capirai che era un’impresa superiore alle loro forze. Ma tu non hai un’idea delle iniquità che mi fecero: arrivarono perfino a portarmi via i cartelloni dalla scuola. Io, però, mostrai i denti immediatamente. Siccome il più imbestialito di tutti era il proprietario delle due fogne dove facevo scuola, gli feci notificare per via di terzi che alla prima che m’avesse fatta gli avrei mandato due padrini. Il VILE stette cinque giorni senza mettere il grugno fuori dell’uscio. Il VILE si vendicò poi, alla distribuzione dei premi, ordinando all’organista di sonar la marcia reale sul cembalo prima ch’io terminassi la lettura del mio discorso; ma io m’ostinai a leggere lo stesso, e la rabbia che divoravo per quella birbonata mi diede tanta forza ai polmoni, che il suonatore fu costretto di smettere perchè non si sentiva più un accidente delle sue strimpellature. In seguito fecero di peggio. Mi stamparono un infame articolo anonimo sull’Eco, dove era detto, fra l’altre menzogne scellerate, che i maestri ex militari fanno cattiva prova, perchè sono violenti, non hanno tutte quelle industrie e finezze che ci vogliono per insegnare ai ragazzi, mancano di gentilezza e di tatto, e via dicendo. Io risposi intimando all’autore di nominarsi se non era il più schifoso dei diffamatori, e intanto gli diedi del cretino e del Giuda. Ma il VILE non si nominò. E lui e gli altri della sua banda me ne