Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/326

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64 L’ultimo anno ad Altarana

potendo battere a cagione appunto del suo temperamento impetuoso e della sua forza fisica; chè, dove fosse cascata la sua mano, avrebbe dovuto lavorare il chirurgo. Ma si sapeva ingegnare con dei ripieghi. E diceva d’uno dei suoi scolari, che aveva avuto la temerità di scrivergli col gesso sulla lavagna: — Aussa ’l frac! — (traduzione libera: alza i tacchi). Egli l’aveva abbrancato alla nuca, e portatolo di peso alla lavagna, gli aveva fatto cancellare l’ingiuria con la punta del naso, proibendogli poi di ripulirsi, perchè andasse a presentarsi agli autori dei suoi giorni col marchio dell’infamia sul viso.

Aussa ’l frac! — concludeva la lettera. — Lo alzerò di sicuro, canaglie; ma quando piacerà a me, e non prima d’avervi fatto sputare le lische. — E diceva che chi l’aiutava a sostener la lotta era il parroco, una specie di gigante della sua misura, un prete liberale e galantuomo, che per questo era inviso al paese e in guerra colle autorità; ma di cui tutti avevano paura, dopo un fatto accadutogli una notte a Torino, dove essendo stato aggredito in un vicolo da due giovinastri, gli aveva afferrati tutti due pel cravattino e condotti, con le lingue fuori, alla sezione più vicina di Pubblica Sicurezza. Con lui egli aveva stretto amicizia, e quando passeggiavano insieme per le strade, girando intorno gli ocelli torvi, “il paese tremava.„ Intanto, egli si cercava un posto segretamente e pregava il Ratti di avvertirlo se ce ne fosse qualcuno conveniente e non molto lontano da lui. Un poscritto diceva: — “Il consigliere affittacamere mi ha fatto colpa in consiglio perchè non sono andato a mie spese alle conferenze pedagogiche di Saluzzo! VILE!„


UNO SCANDALO.


Dopo questa lettera, che per lui fu un lieto avvenimento, e dopo la nomina, che gli pervenne in quei giorni, di maestro a Camina, la vita gli corse senza novità fino alla fine dell’anno. Ma una novità grande