Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/358

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96 Camina


— I mancanti, i parenti... — disse poi; — si vedrà. Hanno tutti una smania.... Capisco la legge... ma l’Italia non vorrà andare in rovina se qualche ragazzo tarderà una settimana a venire a scuola.

Il maestro lo guardò con stupore; e un altro stupore gli s’aggiunse al primo posando lo sguardo e la mano sopra la torre di quei bollettini mensili, contenenti le circolari e i regolamenti relativi all’istruzione, che la Prefettura manda ai sindaci; i fogli erano tutti intonsi.

— Ma, — osservò, dissimulando il suo sentimento, — lei sa che i ragazzi che perdon le prime lezioni, ci vuol poi doppia fatica a metterli al corrente, e si fa del danno a tutti gli altri.

— O santo Iddio! — esclamò il sindaco, scrollando le spalle e mettendosi a camminare per la stanza, — son tutti ad un modo loro.... Credono tutti di rimettere le brache al mondo con quattro lezioni. Io ho le mie idee. Io dico: istruire, va bene.... Ma non bisogna poi pensare che un uomo non possa essere un uomo fuori di lì. Intendo di dire.... Lei, certo, come maestro, è naturale che la pensi in un altro modo....

E dopo una pausa, come per ispirazione improvvisa: — Vede quegli alberi? — gli disse con l’aria di chi vuol persuadere celiando, e gli accennò i pioppi che s’alzavano sopra le case dal lato opposto della piazza. — Sono diventati grandi e grossi, e non sono mai andati a scuola.

Il maestro guardò i pioppi, senza rispondere.

— Dico per dire, — s’affrettò a soggiungere il sindaco per attenuare la mala impressione delle sue parole: — è una mia idea. Del resto, provvederemo all’elenco.

E per far piacere al maestro, gli disse che aveva dato ordine di rimettere due vetri rotti nella sua scuola.

— Le occorre altro?


Al maestro non occorreva altro davvero, e se n’uscì sconfortato, vedendo già i banchi della sua scuola mezzo vuoti, l’insegnamento intralciato, l’ispettore malcontento. Senonchè un altro sentimento gli sottentrò: una curiosità viva del come si potesse spiegare che uomini nati dal popolo infimo e saliti, acquistando l’agiatezza, in una classe superiore, non solo non fossero propugnatori appassionati dell’istruzione della loro classe originaria, ma