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120 Camina

con quella leggera affettazione di pronunzia, e con dei piccoli atti d’indignazione un po’ manierata, gli fece tanto più pena, come farebbero delle lacrime sopra una mascherina di seta rosa. E fu sul punto di dirle tutto. Ma come entrare in quel discorso così delicato, senza ferirla nel più profondo del cuore? Come dirle: ha questi difetti, si corregga? A una donna?

Se la cavò con parole vaghe. Eran sciocchezze; le solite piccinerie maligne dei villaggi. Le signore eran sempre un po’ gelose delle maestre giovani, tanto più se eleganti e di talento. Non bisognava dare importanza.... Tutto sarebbe finito da un giorno all’altro.

Ma quella, vedendolo imbarazzato, non gli credette. — Ah, no, no, — disse, — qui c’è sotto qualche cosa.... di speciale. Lei non dice la verità. Mi parli da galantuomo. Lei ha il dovere d’esser sincero. La prego.

E come s’erano soffermati, in quel momento d’effusione di cuore essa gli afferrò la mano destra, con cui accarezzava la catenella dell’orologio.

Il maestro stava per rispondere, quando tutt’a un tratto corrugò la fronte e ritirò la mano: alzando il viso a una finestra, aveva visto scintillare fra le stecche della persiana gli occhi della moglie del delegato.

Allora ripetè in fretta, con viso indifferente, quello che aveva già detto; diede delle assicurazioni che il suo contegno smentiva, e salutò alla spiccia la maestra; la quale gli disse con le lacrime agli occhi: — Lo credevo diverso — e se n’andò, tristamente.

Dopo due giorni si diceva da tutti per il villaggio che il maestro Ratti e la maestra Gamelli facevano all’amore. La moglie del delegato aveva visto lei fare delle dichiarazioni a lui, con dei gesti molto espressivi, nel bel mezzo della strada. Le letterate andavan per le corte, pareva. Molti si prefissero l’occupazione di tener d’occhio la coppia. La notizia fu data ufficialmente alle amiche, la sera stessa della scoperta, dalla moglie dello speziale, la quale entrò nel salotto esclamando: — Signore, abbiamo una passione!