Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/400

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138 I martiri della ginnastica

così le toccò di far lezione quasi subito, in uno stato, poveretta, che le ragazze singhiozzavano con lei. Ah! quel sindaco, che uomo di poco cuore! — Ora però, grazie al cielo, pareva che si fosse un poco rabbonito, perchè l’aveva finalmente spuntata di far venire alle Case Rosse quella tal maestra maritata, per cagion della quale eran toccati a lei tanti guai, e aveva ficcato nel Municipio suo marito, forse con l’intenzione di dargli poi il posto di segretario. — Motivo per cui — disse la Falbrizio, col suo sorriso mellifluo, facendo scintillar le pupille, — ha dato alloggio alla famiglia nella casa comunale, accanto alla sua camera, tanto che la notte, quando ha da dar qualche ordine urgente.... al marito, non ha che da picchiare nel muro; e così.... dicono che il servizio va meglio. — Poi gli diede notizie dei coniugi Samis, che stavan bene, e del giovanotto GeneriFonte/commento: normalizzo, il quale faceva miracoli alle scuole tecniche di Torino, e aveva preso delle maniere così per bene, messo su un’aria così signorile, che nelle vacanze non voleva più mangiare a tavola con suo padre, perchè diceva che gli mancavano i denti e sputava sui piatti. Del resto, col tempo, non poteva mancare di far onore al paese. Quanto alla maestrina Vetti, l’avevano mandata in un paesetto della Sicilia.... dopo, s’intende, e, pur troppo, senza che avesse visto la sciarpa di nessun assessore municipale. — E il maestro Calvi l’ha veduto? — domandò in fine. — Lo cerchi un po’, che ne sentirà delle belle contro la ginnastica. Se sentisse come ce l’ha amara perchè non l’ha inventata lui! Grand’uomo di talento, però, se non avesse quella levatrice che lo incretinisce con la gelosia, perdendo la testa al punto che non va più bene un parto nel paese. Ancora gelosa a cinquantacinque anni, si figuri! e dopo averne viste.... Badi che io dico viste, e non fatte, come dicon tutti. Ah che mondo!


Il maestro Calvi, in fatti, era dichiarato nemico della ginnastica ministeriale, e la eseguiva con ostentato disprezzo, senza neppure levarsi il soprabito, che aveva sempre pieno di macchie e gonfio di carte, come a Altarana. Egli agguantò il Ratti un giorno, fra una lezione e l’altra, e gli espose le sue idee. La ginnastica, con quei movimenti compassati e numerati, quale era