Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/428

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166 Il secondo anno a Camina

che, tre giorni avanti, aveva fatto un discorso in favore degli insegnanti universitari e secondari, mancando alla parola data di propugnar la causa dei maestri. Egli, perdio, non gli avrebbe più dato il voto alle nuove elezioni. — Sempre l’hanno con queste Università! — concluse. — Ma la scuola elementare l’università del popolo, ed è la più difficile di tutte quante le scuole: è un grand’uomo che l’ha detto. Li vorrei veder loro, gli universitari, davanti a quaranta ragazzi, con tutto il loro scibile. Gente strapagata per seminar del vento. E noi ci rimettiamo l’anima. Infamie! — Altro il Ratti non ne cavò, e si propose di non più pensarci.


PRIMAVERA.


Era intanto venuta la primavera, quella primavera festosa dell’Italia settentrionale, che uno dei più sapienti innamorati della bellezza ha chiamato la più bella del mondo: un risveglio trionfale della natura, simile alla gioia d’una donna che si svincoli dalla stretta d’un vecchio padrone per gettarsi tra le braccia all’uomo di vent’anni che adora. Nel giovane maestro seguiva allora un rifiorimento di tutti gli affetti, come se una seconda giovinezza gli entrasse in cuore. Dal piccolo giardino del vecchio medico militare gli veniva nella scuola un odor di rose selvatiche, e da un finestrino egli vedeva le montagne bianche del suo paese, che gli richiamavano le memorie dei suoi primi anni. Egli aveva dei momenti quasi di ebbrezza d’affetto in cui in tutti i ragazzi vedeva i suoi piccoli fratelli, com’erano stati in quei terribili giorni di miseria e di abbandono, e si sentiva quasi forzato ad accarezzarli. E non aveva bisogno di combattere la predilezione istintiva che soleva avvicinarlo ai più puliti e a quelli d’aspetto più piacevole: la sua mano si posava naturalmente sui panni più rozzi e laceri, sul capo dei fanciulli derisi, sopra le fronti dove erano più visibili le traccie degli stenti e delle malattie, e quasi del dispetto della natura. E oramai la scuola non gli bastava più. Dovunque, per la campagna, s’imbattesse in uno dei suoi