Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/437

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Nella farmacia 175


Sindaco di questa “piazza„ era il farmacista, possessore d’una mediocre fortuna, un sessantenne secco, con una testa piccolissima, un po’ zoppo, e tutto complimenti; il quale ricevette il nuovo maestro al banco della bottega, e gli diede un vermut con china, assicurandogli che sarebbe stato contento di Bossolano, ch’era un paese senza partiti e senza inimicizie, dove tutti andavano d’accordo e vivevano insieme alla buona, come una sola famiglia; e v’avrebbe anche trovato un eccellente collega, un uomo veramente raro, il maestro Delli, del quale, senza dubbio, sarebbe diventato buon amico. E lì per lì il Ratti ebbe occasione di far conoscenza d’una delle due maestre, la signorina Riccoli, la quale entrò a comperare una scatoletta di bicarbonato di soda, che un garzone le porse, facendola arrossire con una facezia. Il sindaco la chiamò in un angolo della farmacia e le presentò il maestro, davanti a cui essa mostrò una viva confusione. Era una miniatura di maestrina, che doveva avere appena l’età legale, arrivata ella pure a Bossolano da pochi giorni: piccolissima, ma di proporzioni così giuste e graziose, che la piccolezza non faceva difetto: un visino sul quale bisognava cercare il posto prima di baciarla, animato da due piccoli occhi grigi che sarebbero stati belli senza una certa espressione di sbigottimento da scolaretta, che turbava perfino la grazia dei suoi lineamenti. Andata via la maestrina, il sindaco fece entrare il giovane in un salotto attiguo alla bottega, e lo presentò a una signora attempata e grassa, un po’ losca, che stava seduta sopra un sofà, leggendo un giornale di mode, in un atteggiamento da cui si capiva al primo sguardo che era la sindachessa. Questa sorrise al maestro torcendo leggermente la bocca e porgendogli la punta delle dita: poi, senza preamboli, gli spiegò la disposizione della sua casa, con voce e gesti di persona stanca. Le loro stanze da letto e da mangiare erano al primo piano: in quel salotto, e in un altro salottino accanto, dove si fumava, ricevevano gli amici due sere della settimana. E invitò il maestro a venirci. Dietro la farmacia c’era un piccolo giardino, dove desinavano qualche volta, nelle giornate calde. La casa non era un palazzo; ma per loro bastava. — E poi — disse — in casa propria, è vero?